martedì 30 giugno 2009

"Noi imprenditori strozzati dalla crisi"

cronaca da LA STAMPA
30/06/2009 - LA PROTESTA ARRIVA IN PIAZZA
"Noi imprenditori strozzati dalla crisi"


In centinaia hanno sfilato in via Po
MARCO ACCOSSATO
TORINO
Sono terrorizzati per il loro futuro, ma anche per le prospettive nere dei propri dipendenti, e per quanto ancora potranno garantire all’indotto. Sono i piccoli e medi imprenditori, così essenziali ma così tremendamente minacciati da una crisi ogni giorno più pesante che travolge i colossi ma soffoca per primi i meno forti. In circa 800, ieri pomeriggio, hanno manifestato tutta la loro preoccupazione (e rabbia) sfilando da piazza Vittorio Veneto a piazza Castello, per essere poi ricevuti dalla presidente della Regione, Mercedes Bresso. Dietro lo striscione di «Impresecheresistono», il gruppo spontaneo di piccoli e medi imprenditori del Piemonte e del Nord Ovest chiede «una riduzione dell’Irap, l’accesso al credito, il rinvio di dodici mesi delle scadenze bancarie senza oneri e interessi, e un posticipo di un anno anche di quelle previdenziali». Invocano «l’abolizione dell’anticipo delle imposte, sperano in ammortizzatori sociali, e soprattutto nella certezza dei pagamenti, ispirandosi al modello francese che concede non più di 45 giorni di tempo per saldare i debiti dall’ultimo giorno del mese in cui è stata emessa fattura». Migliaia di piccole e medie imprese «stanno subendo sulla propria pelle gli effetti di una crisi che è un vero e proprio terremoto economico», dice Luca Peotta, portavoce della protesta. «Il calo degli ordinativi e delle prospettive produttive - si legge in un volantino consegnato anche alla Bresso - sta producendo effetti devastanti». Non è un semplice momento di difficoltà, è molto peggio. «Nonostante gli sforzi messi in campo dalle singole aziende, la prospettiva, per molti, è la cassa integrazione e la mancata conferma dei nuovi contratti». C’è chi è ferito ma resiste. E c’è chi rischia di soccombere entro fine anno. Sono questi i più disperati, ma la rivolta è comune. «Il Governo - dicono gli ottocento in corteo - ci tratta esattamente come fantasmi: l’Irap è un ladrocinio, gli ammortizzatori non ci sono, e ora ci viene detto che non c’è la bacchetta magica, che la colpa di quanto stiamo pagando è addirittura nostra, perché le banche ci hanno pagato il 100 per cento dei nostri “capricci”». «Nel Varesotto - dice Peotta - pare chiudano duemila aziende. Qui in Piemonte c’è chi sostiene che da novembre a marzo siano già saltati 10 mila posti di lavoro. Che cosa si aspetta ancora per adottare provvedimenti d’emergenza?». Ogni partecipante alla manifestazione ha una storia da raccontare. A volte è quasi un dramma. Un uomo porta con sé un cartello: «Vendo un rene». Per molti, dice, «questa sarà la prospettiva, per non finire nei guai dopo aver chiesto prestiti alle finanziarie per andare avanti». Più di un’azienda piemontese è a un numero di ordini ormai vicinissimo allo zero. E chi, in questo cortei, vive di partita Iva e incarichi esterni è il primo a rischiare di soccombere entro dicembre: «Noi - dice Fabrizio - siamo quelli che in una crisi simile avranno meno possibilità di tutti di trovare soluzioni alternative». Non chiedono carità, ma considerazione. Non favori, ma neanche torti. «Senza aiuti non sarà possibile resistere nei prossimi mesi».

mercoledì 24 giugno 2009

INTERVISTA DA SENTIRE

http://www.radioradicale.it/scheda/282066/imprese-e-politica

martedì 23 giugno 2009

Continua la Banca Novela

Credo sia abbastanza ridicolo ( ame veramente vien da piangere) che dopo aver contattato numerose banche sino ad oggi non esista nessun istituto che surroghi un mutuo con residuo di 20.000 euro perchè ritenuta una cifra troppo modesta , il problema è che io ne ho bisogno per abbattere la rata mensile del mio mutuo per avere più ossigeno per la mia micro attività alla deriva e poi dicono che i cittadini vengono aiutati .....? ma dove per ora nion mi arrendo ma su 10 sono stati 10 due di picche alla facciaccia del mio mutuo che ho stipulato al 7,80 nell'anno 2000.....e che alcuni riapplicano lo stesso spread di 10 anni fa tantè che l'interesse torna quasi al 7 % maaahhhh? come andrà a finire ve lo dirò state connessi al blog .... o se qualcuno ha dei consigli mi scriva nei commenti

giovedì 18 giugno 2009





IMPRESECHERESISTONO

IMPRESECHERESISTONO

Gruppo spontaneo di PMI del Piemonte e del Nord-Ovest

LUNEDI’ 29 GIUGNO 2009

TORINO

MANIFESTAZIONE PUBBLICA

Ore 15.00: Ritrovo in Piazza Vittorio Veneto;

Ore 15.30: Partenza corteo silenzioso (attraverso Via Po);

Ore 16.00: Arrivo corteo in Piazza Castello e ammassamento di fronte al Palazzo della Giunta Regionaledel Piemonte;

Ore 16.30: consegna, da parte della delegazione di “Impresecheresistono”, del documento di proposta al Presidente della Regione Piemonte Sig.ra Mercedes Bresso e al Prefetto di Torino Sig. Paolo Padoin;

Per la buona riuscita della manifestazione non sono ammessi fischietti, tamburi e bandiere, sono graditi, invece, cartelloni che non devono però riportare riferimenti di carattere politico.

Grazie per la collaborazione

mailto:info@unireforn.it

Varese e gli artigiani ribelli

L’assemblea degli imprenditori: qui chiuderanno 2mila ditte
Varese e gli artigiani ribelli
«L'autunno ci fa paura»
Il malessere delle «partite Iva» in una delle zone più ricche d'Europa. «Il governo aiuta soltanto i soliti noti»
Dal nostro inviato Dario Di Vico



JERAGO con ORAGO (Varese) - I Cen­to Giorni del conto alla rovescia sono co­minciati. In una calda serata di metà giu­gno capita che nel Varesotto trecento tra artigiani e piccoli imprenditori si riuni­scano per sfogare le loro ansie. E per far sapere alle autorità preposte che Ocse e Fmi avranno pure sentenziato che «il peg­gio è passato» ma ai loro occhi la ripresa dopo le ferie estive, il temutissimo set­tembre dell’anno di grazia 2009, si pre­senta a tinte fosche. E se lo ha detto l’Em­ma Marcegaglia, figurarsi loro che di san­ti in paradiso non ne hanno. Il paese ha un nome da scioglilingua, Jerago con Ora­go, è a pochi chilometri a sud di Varese, laddove la Lombardia assomiglia al Vene­to dei cento capannoni: 57 aziende ogni chilometro quadrato, più di una partita Iva in ogni famiglia. Quasi tutti a Jerago, come nei paesi limitrofi, sono artigiani o micro-imprenditori e di conseguenza nel vecchio auditorium (con le sedie di le­gno) di proprietà dell’onnipresente Curia c’è idealmente presente l’intera popola­zione della zona, il genius loci.

Ad organizzare con puntiglio l’adunata è stato un piccolo imprenditore me­talmeccanico, Alberto Vanzini, un moto perpetuo che per settimane ha inondato di email il ministro Tremonti, la Regione, la Rai e i suoi colleghi. E ha trovato modo di coinvolgere anche i comitati sponta­nei di Imprese che resistono nati tra Tori­no e Cuneo e arrivati in delegazione fin qui nel Varesotto. Sul palco c’è il sindaco del Pdl - medico anche lui con partita Iva - accanto al senatore leghista, all’as­sessore regionale formigoniano Raffaele Cattaneo e al rappresentante della Provin­cia anche lui leghista, di quelli con regola­re cravatta verde. Uno spaccato della rap­presentanza politica territoriale tutta ri­gorosamente di centro-destra e tutta in grado di sciorinare facilmente l’alfabeto d’impresa. Capace in sostanza di dimo­strare al pubblico «che non siamo altro da voi, che la fatica di portare avanti un’azienda la conosciamo anche noi».

Eppure stavolta qualcosa scricchiola tra politica e territorio in una delle aree più ricche dell’intera Europa, l’effetto co­munità non basta più a sedare gli animi, la paura di abbassare la claire in autunno una volta per tutte è così forte che le soli­darietà anche quelle più automatiche va­cillano. È improbabile che qualcuno dei presenti in platea abbia votato a sinistra due domeniche fa, ma il clima per certi versi ricorda le assemblee «laburiste» de­gli anni Settanta. Con una piccola diffe­renza: al posto degli operai e dei loro stri­scioni rossi, ora c’è il nuovo Quarto Sta­to, i micro-imprenditori che non amano portare cartelli e sventolare bandiere e che prima di entrare in sala compilano di­ligentemente il foglio che riepiloga le aziende presenti. Una volta seduti resta­no inchiodati al loro posto, non gridano slogan, non fischiano, ma non per que­sto è facile convincerli. Anzi. I politi­ci- oratori sanno benissimo che quelli in platea sono propri elettori sanno però al­trettanto bene che il governo di Roma di margini per intervenire non ne ha tanti. Con grande coraggio lo ammette Massi­mo Garavaglia, il senatore del Carroccio che segue le partite Iva: loda la politica rigorista del ministro Giulio Tremonti e coerentemente sostiene che gli incentivi fiscali non è detto che arrivino. «Si farà qualcosina in più di quello che abbiamo già fatto». (Seguono timidi battimani di stima).

L’applauso più forte scatta invece quando Giorgio Merletti, il presidente della Confartigianato se la prende con i soldi che il governo ha dato alla Fiat, al­l’Alitalia e persino alla Indesit dei Merlo­ni. «Berlusconi un anno fa ci aveva detto che ciò che va bene per le piccole medie imprese va bene per il Paese, ma poi ha aperto il portafoglio solo per i soliti no­ti ». Gli enti locali, invece — lo riconosco­no tutti — hanno fatto i salti mortali no­nostante dovessero obbedire al patto di stabilità. Hanno trovato nelle pieghe del bilancio le finanze per tutelare le fasce de­boli o per ampliare la copertura degli am­mortizzatori sociali. Ricordate gli stanzia­menti per attutire le difficoltà di Malpen­sa e che servivano a risarcire lo schiaffo di Air France? Beh, alla fine si è speso me­no di quanto si pensasse e una buona fet­ta è servita per pagare la cassa integrazio­ne alle aziende dell’indotto che ne aveva­no bisogno.

In Lombardia più di 4 mila imprese stanno per chiedere nuova Cassa ma il numero shock lo pronuncia proprio Merletti: «Dai nostri calcoli in autunno nella provincia di Varese chiuderanno almeno 2 mila aziende». Nessuno se la sente di smentirlo, la gen­te in platea sobbalza ma in cuor suo lo sapeva. Le autorità sul palco comin­ciano un tantino a preoc­cuparsi della temperatu­ra (politica). Perché da quel punto in poi è come si fosse aperta una diga. «In Italia le grandi impre­se non falliscono mai e delocalizzano quando vo­gliono» sostiene il giova­ne rappresentante della Confapi e propone di stornare i soldi tolti agli usurai e alla mafia per darli alle aziendine del Nord. Il segretario locale degli artigiani rossi, la Cna, attacca Gerico e tut­ti in sala sanno che non se la sta prendendo con la città biblica bensì con il software che governa «il calcolo di congruità» degli studi di settore ed è l’avversario dichiarato di ogni partita Iva. Gli applausi fioccano.

Per rincarare la dose prendono il micro­fono i torinesi di Imprese che resistono e ce n’è per tutti, dalla Confindustria al­­l’Istat ma il bersaglio privilegiato è il si­stema del credito. «Uno dei nostri - raccontano i piemontesi - ha scritto una mail al direttore della sua banca e gli ha detto 'che devo fare della mia azienda, se volete che chiuda ditemelo ma non lasciatemi qua a prendermi l’esaurimento nervoso'». In una norma­le e paludata assemblea sarebbe arriva­to il momento delle conclusioni. Il più coraggioso tra i politici sul palco si inca­rica di tirarle come da manuale ma, in­cassato il battimani di circostanza, a mi­crofoni spenti ammette preoccupato: «Quello di stasera è un segnale non sot­tovalutare. Non l’avrei detto». Intanto fuori dall’auditorium nei commenti a caldo degli artigiani ribelli c’è spazio an­che per i paragoni più impegnativi. «La Cina è diventata così perché ha sostenu­to le piccole e medie imprese!» Domeni­ca si replica: nuova assemblea, stavolta a Varese.

mercoledì 10 giugno 2009

Perchè di questo blog

per far che tutti quelli in difficoltà facciano sentire la propria voce vi aspettiamo non continuate a stare nell'ombra o in silenzio se no sembra che la crisi non esista forza fatevi sentire con i vs commenti verranno pubblicati o vi faccio direttamente collaboratori e scrivete di vs. Pugno

La vergogna continua

Posso citare oggi una mia situazione di lavoro pressochè mancante ma prima di chiudere la mia attività sto girando più banche per poter surrogare ( allungare nel tempo una disfatta morale ed avvilente dopo aver pagato 10 anni trovarsi in questa situazione è davero deprimente) il mio mutuo per poter abbattere la rata mensile ormai insostenibile vista la situazione di mancanza di lavoro ed una età di 50 anni ove nessuno più ti considera .
Bene dopo aver girato 5 banche Milanesi con richiesta di una allungamento a 10 anni dei mioei residui 20.000 euro in chiusura ormai quinquennale il rifiuto è stato pressoche unanime perchè per le banche la cifra è troppo piccola " per loro " questa ritengo sia un gran vergogna per chi per mancanza di lavoro non riescie a far quadrare i conti puo essere una cosa essenziale ma il menefreghismo e genaralizzato , alla faccia degli aiuti al cittadino in difficoltà ?
vogliamo smetterla di prederci per il culo ?
Milano ormai vista dal basso dal ceto medio piccolo ormai pare un manicomio la gente è esasperata ma tace ancora .
Si lasciano andare le cose con sufficienza e menefreghismo ma quando ci diamo una svegliata?????????